Un assolo meraviglioso che non hai mai sentito

Un assolo meraviglioso che non hai mai sentito

Cos'è che rende un assolo un grande assolo? Quali sono le caratteristiche che lo rendono memorabile, emozionante, insomma "riuscito"?

 

E come possiamo imparare gli assoli? E (ancora meglio) cosa possiamo imparare DAGLI assoli che impariamo?

 

 

 

Raffaele Boni è una vecchia conoscenza da queste parti. È un chitarrista stellare e un didatta eccellente, e nel tempo ci ha offerto un mucchio di spunti per il nostro studio, specie in termini di improvvisazione. 

 

Ecco, oggi il protagonista è lui, in prima persona. Nel 1999 partecipa alla realizzazione del cd "Duro!!!" di Alessio Buccella. Sul brano "All My Dreams" Raffaele suona un assolo strepitoso, un concentrato di melodia, tocco, suono, consapevolezza armonica, espressività. 

 

A distanza di qualche anno, Raffaele si è preso la briga di trascriverlo. Non c'è una analisi armonica, perché, dice... "andai a caso!" (?!?) Una ragione in più per amarlo. E magari studiarlo, suvvia.

 

La chart con gli accordi è una cosa di questo genere: 

 

 

 

Il tutto suonato due volte. È sostanzialmente una cosa a cavallo tra DO maggiore e LA minore. Adesso proviamo a capire, insieme, cosa fa Raffaele su un giro in sé abbastanza semplice.

 

Quello che faremo è "smontare" l'assolo nelle sue componenti fondamentali, consapevoli che nessuna di queste, da sola, basta a spiegarne la bellezza o anche solo il funzionamento (un po' come quando si studia il corpo umano e si divide l'apparato digerente da quello respiratorio da quello circolatorio e così via, anche se in realtà l'anatomia vive in quanto intera).

 

Qui, intanto, hai il pdf in alta qualità, per ingrandirlo a piacimento, stamparlo, e tutto il resto.

 

La scelta di note

 

La domanda fatidica, "che scala hai usato?", qui pare poco centrata. All'ascolto, non è mai questione di "scale". È più un girare attorno agli accordi, evidenziarne alcuni gradi specifici, tenere il tutto insieme con le note naturali, certo, ma che non hanno mai il sapore della "scala".

 

Proviamo a "sezionare" le scelte, accordo per accordo:

 

misure 1-8

Sul primo FAmaj7 due note sole, e sono due estensioni; la prima, in particolare, una #11a, potenzialmente parecchio dissonante: una dichiarazione d'intenti, insomma (la seconda volta, si aggiunge la 13a, casomai non fosse chiaro il messaggio).

I due MI7 sono evidenziati dalla 3a maggiore (sol#) e dalla b7a: le guide-tones, come dire il "cuore" dell'accordo.

Sui LAm, una superimposizione dell'arpeggio sul quinto grado (MIm7), per creare un discreto livello di tensione "a poco prezzo": una soluzione alla portata di tutti eppure sempre di grandissima efficacia.

 

misure 9-12

Il REm7 è lasciato quasi vuoto (e questa è una lezione impagabile: il potere delle pause!!).

Il SOL7 pure, solo due note; solo che... ehi, quali note! Sul battere la b9a, e a seguire la 13a. Tiè.

Sul DOmaj7, superimposizione dell'arpeggio sul terzo grado (di nuovo, MIm).

Sul FAmaj7 parte una gragnuola di cromatismi notevole, che però non scade mai nell'effetto-volo-del-calabrone: il modo in cui vengono piazzati questi cromatismi li rende sempre molto molto musicali, anche quando la carica potenziale di dissonanza è estrema, come nel caso della b9a (fa#).

 

misure 13-16

Ci spostiamo decisamente in LA minore, con una ii-V-i.

Sul SI semidiminuito sono enfatizzate b7a, b3a, 11a.

Sul MI7 (anticipato di una semicroma attraverso il sol#) si nota la b9a.

Sul LAm, niente da dichiarare, se non l'anticipo del passaggio bluesy 3a->3 che precorre il LA7.

Sul LA7 (dominante secondaria che introduce il REm successivo) notevole uso della b9a

 

misure 17-20

Sul REm7 quasi tutte le note nascono dall'arpeggio dell'accordo, molto semplicemente.

Sul SOL7 solo una nota lunga sulla 13a (mi).

Sul DOmaj7 due note soltanto: 9a (re) e fondamentale (do).

Sul FAmaj7 si parte tranquilli (13a, 7a, fondamentale) e poi ecco qualche nota "out"...

 

misure 21-24

Eccoci alla fine del primo chorus, la tensione si fa concreta.

Sul SI semidiminuito parte una gragnuola di note out dalla 13 (!) al cromatismo finale.

Il MI7 paradossalmente è più "in", con l'insistenza sull'intervallo di terza (terze diatoniche).

Sul LAm gli intervalli chiave diventano le quarte (diatoniche)

 

E siamo arrivati alla fine del primo chorus. L'analisi del secondo potrebbe essere un buon esercizio da fare per conto proprio, d'accordo? Spoiler: aumentano le tensioni, aumentano le complessità, ormai l'orecchio è stato catturato e siamo nel centro del tornado. Certo, niente di impossibile da analizzare, ma l'effetto è strepitoso.

 

Il fraseggio ritmico

 

Senza dilungarci in una analisi misura-per-misura, proviamo a tracciare qualche linea per riuscire a farla per conto proprio:

 

- le frasi non iniziano quasi mai sul battere;

- ci sono cellule ritmiche che si ripetono costantemente;

- dove non sono corse di semicrome ininterrotte, è tutto un fiorire di sincopi.

 

Sembrano inezie, e invece sono il segreto di una capacità d catturare l'attenzione che troppe volte sottovalutiamo a favore di altri elementi. A farci caso, uno dei "segreti" più straordinari di bellezza di questo assolo giace esattamente qui, nella capacità di prendere una selezione di note tutto sommato ordinaria, senza scelte "estreme", scale esotiche o chissà che altro, e farne comunque un messaggio melodicamente potentissimo proprio attraverso una alchimia ritmica notevolissima.

 

Il "tocco"

 

Ok. Abbiamo le note giuste. E le abbiamo messe a tempo. E che cosa otteniamo? Questo.

Una litania di suoni che manco i videogame anni '80. Suoni fantastici, per carità. Ma niente di lontanamente paragonabile alla meraviglia che abbiamo ascoltato nell'originale. Eppure le note sono quelle, sono giuste, il tempo è giusto. Ecco, quello che ancora mancava è il "tocco", quella parte della tecnica (perché alla fine di questo si tratta: tecnica. E pensare che ancora qualcuno la relega alla sola velocità...) che ci permette di prendere una manciata di note e renderle vive, palpitanti. La differenza tra il cuore che ci batte dentro e il suo modello (perfetto, eh) in plastica.

 

Ecco, se dovessimo imparare una cosa da questo assolo è proprio questa:

 

- scegliere le note è importante, ma

- fraseggiarle ritmicamente è ancora più importante, e comunque

- dinamica e "tocco" sono ciò che poi le rendono davvero "musica".

 

Un grazie speciale a Raffaele Boni per questa lezione magistrale.

 

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